Randonnée della Giulia

Per il primo brevetto annuale da 200 km trasferta a Muggia! Si tratta di un ritorno dopo l’edizione 2015, con percorso diverso ma altrettanto interessante. Domenica 9 aprile, partenza prima dell’alba da Mestre con Massimo e Andrea del Pedale Veneziano. Alle 7 siamo già alla base logistica presso il centro commerciale Montedoro. Qui consegna delega e ritiro carta di viaggio, numero da applicare alla bici, buoni caffè e felpa della manifestazione. Conclusi i preparativi, poco dopo le 8 partiamo come un folto gregge multicolore agevolati da alcune motostaffette a presidiare incroci e svolte.

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Si parteee… Massimo, Andrea e Cristiano

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Il sole è già alto e la giornata si prospetta splendita, smanicato e manicotti saranno utili solo nei primi chilometri, finalmente si viaggia con tenuta estiva. Raggiungiamo velocemente la costa e attraversiamo Muggia, bella e piena di barche ormeggiate. Tocca poi alla prima breve salitella di giornata che, associata alla consueta partenza sprint, mi fa un po’ penare dato che la gamba è ancora fredda. Al km 20 il mare è alle spalle e inizia la prima ascesa di un certo impegno che sconfinando in Slovenia ci porta al castello di San Servolo, circa 8 km al 4 % con qualche impennata qua e là fino al 14. Ne faccio qualche tratto assieme a una ragazza in bici a scattofisso: complmenti a lei!

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Castello di San Servolo

Nel piazzale prima sosta foto: oltre al castello c’è una bella visuale della costa. Poi via giù verso l’attacco della seconda salita che in un continuo denti di sega di 14 km al 4 % medio ci riporta in Italia. Lasciata da un pezzo la costa pedaliamo sempre tra prati ondulati, macchie di boscaglia, case sparse o piccoli paesi; insediamenti produttivi, cartelli pubblicitari o brutture simili, a parte una cava ben mimetizzata, sono assenti! Mi sono un po’ attardato ma a Cosina, dove c’è un primo controllo con caffè, ritrovo i miei due compagni nero-verdi.

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In Slovenia

Rientrati in Italia, al km 50 rasentiamo il sito della tristemente famosa foiba di Basovizza. Sempre tendenzialmente in discesa torniamo verso il mare. In un bar di Sistiana c’è il secondo controllo col ristoro affollato di pedalatori affamati: caffè panini e banane non mancano! Dopo 3 orette di bici ci si riposa un po’ facendo anche quattro parole. Rincontro in miei due compagni e anche la tipa in fissa. Lei ha concluso il suo giro mentre noi tre procederemo fino alla fine assieme.

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Ristoro e controllo a Sistiana

Qualche dentello nei pressi del lago di Doberdò, visto in altre occasioni ma oggi nascosto dalla boscaglia, e attraversamento del fiume Isonzo. Iniziamo ora a salire dolcemente prima di iniziare i 4 km della salita di San Martino. Siamo nuovamente in Slovenia, il Collio diventa Brda, le vigne ancora abbondano ma non mancano degli appezzamenti ad ulivo. Altra breve salita circa al km 120 e poi controllo alla rocca di Gorizia con strappetto finale su pavè. Anche qui ristoro e qualche minuto di riposo. Tutto fila liscio, il meteo e la compagnia ottimi! Il continuo mangia e bevi mette alla prova ma le salite prese singolarmente non sono mai cattive. Noi tre ripartiamo già con l’idea di rifermarci per una birrona! Abbiamo ora una ventina di km lievemente ondulati su una strada di maggior importanza dove troviamo anche un po’ di traffico del primo pomeriggio a cui non siamo più abituati: nell’entroterra giuliano e sloveno in generale resistono paesaggi e ritmi d’altri tempi. Procediamo in fila indiana, saremo forse una decina a far elastico. Vedendo all’orizzonte le colline boscose che dobbiamo superare per tornare sulla costa decidiamo di rimandare la sosta a dopo l’ultima salita di un certo impegno presso Branik / Refembergo.

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Branik…
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…fine salita

Giunti a Comeno / Komen ci fiondiamo in un bel bar con veranda a tracannare la desiderata birra, io opto per una radler! Pochi km e siamo di nuovo in Italia; giunti a Prosecco discesona con tornanti stretti per Barcola e la costa è nostra!

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Quasi a Trieste
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Sul lungomare

Pedaliamo sul lungomare di Trieste, trafficato ma di grande fascino con l’imponente piazza Unità d’Italia che scorre alla nostra sinistra. Costeggiamo tutta l’area portuale e industriale e con un ultima salitella attraversiamo la città che in pochi minuti lasciamo alle nostre spalle. Alle 18 in punto arriviamo al punto di partenza, tutto sommato abbastanza freschi, o per meglio dire avvolti da quel mix positivo di stanchezza e soddisfazione che si prova alla conclusione di un giro di un certo impegno in cui tutto è andato nel migliore dei modi: percorso interessante in gran bei luoghi, ottima organizzazione e affiatamento coi compagni! Cosa volere di più??!

Cristiano

 

MMM gravel 2017

Nell’immaginare il mio scarno e mutevole calendario ciclistico annuale avevo pensato che una pedalata quasi in contemporanea col mio compleanno ci stava bene. In realtà, dando scarsa importanza a questa ricorrenza, era una scusa come un’altra per farmi un bel regalo: un signor giro in bici, un giro con la g, anzi con la m maiuscola, anzi tre…la MMM ! Brevetto ARI Audax fuoristrada by ASD VagoTorno. 150 km tra Colli Euganei, Berici e le prime colline veronesi.

TRACCIA GPS

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Domenica 26 marzo, partenza in auto da Mestre con gli amici del Pedale Veneziano. Poco prima delle otto siamo al chiosco allestito a Baone per ritirare la carta verde da timbrare nei punti di controllo. Come al solito, e certamente non sono il solo a farlo, nei giorni precedenti l’evento, come un marinaio o un contadino, seguo l’evoluzione delle previsioni meteo:  pare pioverà solo da metà pomeriggio.

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Incrociamo le dita e partiamo in gruppetto con un buon sole che fortunatamente ci accompagnerà per gran parte del percorso; prima salitella a meno di un km dal via ma è solo un piccolissimo assaggio! Siamo lungo il margine sud del Parco dei Colli Euganei, primo sterrato sull’argine del canale Bisatto ed Este è presto raggiunta.

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Colli Euganei

Il ritmo è allegro, un po’ troppo per fare qualche foto, ma recupererò poi. Puntiamo ad ovest, seguendo l’argine del canale Frassine tra campi e poche case sparse, i km scorrono e i Colli Euganei sono già alle nostre spalle, saranno ancora lì ad accoglierci per il gran finale. Sugli argini carrabili con la classica striscia d’erba al centro ci spostiamo a destra o sinistra in cerca del fondo più scorrevole e di un po’ di scia, chi è dietro si becca qualche sassolino sollevato dalle gomme tassellate ma anche questo fa parte del gioco. Entriamo a Montagnana per Porta Vicenza e le grandiose mura mi convincono ad una prima sosta foto.

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Lasciando Montagnana

Col susseguirsi di alcuni drittoni tra i campi, grazie al breve argine del Fratta e a vari zigzag il ritmo del gruppetto si uniforma, siamo sempre in cinque ma strada facendo ci uniamo o ci lasciano con altri pedalatori, in giro zero stress e non manca il tempo per qualche parola. Rimaniamo costantemente immersi nella bella campagna profonda veneta e, inconfondibili, si sentono anche gli odori di recenti concimazioni; alla fin fine non sono nemmeno troppo sgradevoli se confrontati con lo smog cittadino e i suoi effetti.

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Nei pressi dell’aviosuperficie di Montagnana

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Quache strada secondaria e attraversiamo il bel centro storico di Cologna Veneta, famosa per la produzione di mandorlato. Non vi ero mai stato ma il piccolo centro pare meritevole di una futura visita più attenta. Poco dopo, alla conclusione di un lungo chilometro fangoso tra i campi, arriviamo al primo controllo: 48 km sono andati!

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Primo controllo…

Come pecorelle alla tosatura attraversiamo un manufatto idraulico per il primo timbro, segue il ristoro. E che ristoro! Oltre a bibite e dolcetti ci viene data una borsa a tracolla da rifornimento marchiata MMM con panini, banana e sali! Non manca al tavolo il caffè bollente! Impossibile non fermarsi qualche minuto, guardarsi intorno e scambiare qualche parola più che soddisfatti.

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…ristoro

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Qui c’è anche il bivio tra percorso corto e lungo. Per l’itinerario da 150 proseguiamo verso nordovest, con il vento in faccia che non ci dà tregua. Se in piano la mia mtb Scapin con ruote da 26 e gomme da 2,25 non è l’ideale sul terreno che ci aspetta l’apprezzerò di più… Percorso un breve argine ci troviamo sui colli Berici, una delle parti più belle e divertenti del giro: 15 km  fatti di sali scendi e strappetti sui sentieri multicolore per il mix d’argilla rossa e roccia bianca calcarea. Il 22×32 in alcune occasioni si rende molto utile per salire in agilità senza impiantarsi. In un continuo cambiare di direzione attraversando vigne e campi si arriva nuovamente in pianura in località Sarego.

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Terra rossa sui Colli Berici
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Tra le vigne dei Colli Berici

Dopo altri sterrati tra i campi e al passaggio a nord dell’autostrada, si cominciano a vedere le colline veronesi. C’è qualche nuvola all’orizzonte ma niente di più, temperatora ideale. A Monteforte d’Alpone iniziama la nostra Via Crucis, circa due km belli tosti in parte cementati con le classiche stazioni. Raggiunto il picco brevissima sosta paesaggistica e via giù a Soave dove ci attende il secondo controllo (km 82).

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Inizio Via Crucis per Soave

Giunti in pieno centro storico, nell’impeto della discesa i miei quattro compagni d’avventura tirano brevemente dritto superando la cantina Coffele, originale ed accogliente sede del controllo. Io, leggermente attardato, grazie all’avviso di un altro pedalante la supero solo di pochi metri, la traccia gps è perfetta e porta fin dentro al cortile. Passati alcuni minuti gli amici ricompaiono e parcheggiamo le bici tra botti e bottiglie. Oltre alla timbratura ci vengono offerti buon (!) vino e pane e salame, l’orario è quello giusto: sono le 13. Rifocillati nello spirito e nel corpo, con oltre metà giro è alle spalle, usciamo dalla cinta muraria attraversando porta Verona. Finalmente il vento è a favore. Percorriamo qualche km sull’argine del torrente Alpone, mi piazzo pure un po’ in testa al gruppetto e dopo varie stradine secondarie tocchiamo località Zimella. Notiamo un gruppetto di pedalatori seduti ai tavolini di un bar all’ombra degli alberi, non resistiamo: pausa caffè! Nello scoperto del bar parrocchiale anche una decina di cavalieri con relativi quadrupedi legati uno a fianco dell’altro in stile far west. L’atmosfera è di totale relax!

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Verso il controllo del km 107

Rabbocco borracce e si riparte, direzione est: i Colli Euganei ci attendono! A parte un po’ di sterrato in prossimità del terzo controllo (km 107) abbiamo un lungo tratto asfaltato. Presto si forma un folto gruppetto e con un susseguirsi di tira e molla ben oltre i 30 l’ora arriviamo ai piedi dei colli in località Zovon, qui inboccata via Rovarolla, con spettacolare vista delle vigne circostanti, aggiriamo in salita il monte delle Forche. Al km 130 il primo strappo euganeo è fatto, dopo alcuni km il secondo: brevi con terreno misto ma belli impegnativi considerando anche il chilometraggio alle spalle.

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Sui Colli Euganei

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Sul monte Fasolo, ultimo controllo

Tocca ora a monte Fasolo, sede dell’ultimo controllo: circa 4 km di salita di cui gli ultimi su bella stradina solitaria nella boscaglia. Sono le 16,30 e il meteo appare in peggioramento: cielo grigio che non promette bene! Ultimo timbro, veloce ristoro, due parole coi volontari e via!

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Discesona inizialmente su strada bianca poi asfaltata. Qualcha goccia aggiunge verve alle pedalate finali! Ormai è fatta! A 5 km dalla fine ultimo dentino e ultimo sterrato. Poco dopo le 17, Baone è pronta ad accoglierci nuovamente!

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Timbro finale, brevetto in tasca e merenda finale prima dell’acquazzone delle 18! Complimenti, come non potrei farli (!), alll’organizzatore e allo staff della ASD VagoTorno per il bel percorso, e non solo. Giro vario ed interessante da più punti di vista: ciclistico, paesaggistico, storico/naturalistico etc etc. Bravi a tutti i volontari che ci hanno viziato e a coloro che nel lungo o nel corto han fatto la scelta azzeccata di esserci! Alla prossima!

Cristiano

La Piave gravel 2017

L’idea di un appassionato locale, il lavoro di tracciatura e di generosa gestione dell’evento e la la prima edizione de La Piave gravel vede la luce per la gioia di centinaia di pedalatori vogliosi di strade bianche e bei paesaggi. Un esempio perfetto di ciclismo/cicloturismo dal basso! Partenza 7-8.30 di domenica 12 marzo dal parco fluviale di San Donà di Piave. Per il mio esordio annuale a una manifestazione ciclistica arrivo con largo anticipo e preparo con calma la fida vecia Scapin.  Ci sono appena 6 gradi ma per oggi un bel sole è assicurato: archiviato l’abbigliamento invernale, scelta azzeccata.

TRACCIA GPS

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Dopo le 7 il piazzale si affolla e pochi minuti dopo parto in compagnia, ma non riesco ad intercettare il gruppo FB Nordest mtb/gravel: sarà per la prossima…

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Vado! Primo attraversamento del fiume Sacro alla Patria e da Musile costeggiamo la Piave Vecchia, l’alveo originale del Piave, fino a Caposile. Il tratto di ciclabile lo percorro per la prima volta, anche se è nei pressi di una zona che frequento, e si rivela gradevole e anche un po’ pittoresco quando rasenta delle barche tradizionali lagunari lì ormeggiate. Sono tentato di fermarmi per una foto ma è troppo presto; nel frattempo mi sfilo dal gruppetto che va un po spedito: quest’anno non ho ancora un gran fondo e preferisco non forzare inutilmente. A Caposile la Piave Vecchia e il Sile si uniscono per poi sfociare nell’Adriatico tra Jesolo e Cavallino. Una volta attraversato il ponte di barche e dopo alcuni km di nuova ciclabile parallela alla luguna veneta seguiamo il Sile fino a Jesolo paese.

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Lungo il Sile, torre del Caigo

Argini del Sile fatti e rifatti in bici ma sempre belli! Qualche zig zag e raggiungo il Piave. Oggi il nome del fiume è di genere maschile su idea di D’Annunzio per celebrare la sua potenza maschia nella difesa dell’Italia durante la prima guerra mondiale. Costeggio per qualche chilometro il fiume su una carrareccia tra campi e arbusti, fino al ponte di Cortellazzo che porta in sinistra Piave a soli due km dalla foce. Qui brevissima sosta foto. Alla spicciolata arrivano singoli e gruppetti. L’impressione è che tutti procedano rilassati chiacchierando e godendosi il percorso. Anche il sottoscritto, sempre tra i 20 e 25 all’ora a seconda del fondo e del vento, procede appagato dai paesaggi e dall’andare fuori strada.

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Foce (quasi) del Piave
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Lungo il canale Revedoli

In fila indiana risaliamo brevemente il nostro fiume per poi passare, dopo un cavalcavia, sull’argine del canale Revedoli e sfiorare letteralmente la foce. Dopo 40 km siamo a lambire la Laguna del Mort, che fino al 1935 era l’ultimo tratto del Piave poi abbandonato a seguito di una piena. Il tempo di guardarsi un po’ intorno e siamo ad attraversare la pineta su sentiero dalle numerose deviazioni, zigzagante e divertente; la traccia fornitaci è perfetta e col mio nuovo Etrex 20x è come seguire un binario! Raggiunta la spiaggia di Eraclea micrososta alimentare (barrette di cereali) e via ancora pineta e bella strada bianca fino a riprendere il canale Revedoli il cui argine sterrato con vista sterminata sulla campagna circostante ci porta nei pressi di località Brian.

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Argine presso località Brian

Attraversata Porto Santa Margherita con un gruppetto giungo a Caorle e alla chiesa della Madonna dell’Angelo posta sui murazzi, che rappresenta idealmente, almeno per me, il giro di boa. Breve sosta foto e alimentazione e attraversamento del bel centro storico affollato di visitatori domenicali.

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Pescherecci a Caorle
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Santuario Madonna dell’Angelo, Caorle
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Casoni lungo canale Nicesolo

Presa direzione Porto di Falconera costeggio prima la spiaggia di Caorle e dopo l’argine del canale Nicesolo con i suoi bei casoni, le  antiche abitazioni lagunari di pescatori e cacciatori. Successivamente imbocco la strada bianca che segue il canale Saetta. Alcuni occasionali compagni di strada singlespeed commentano a viva voce la bellezza dei casoni e di questi stradoni ghiaiosi posti tra acque e verde! E non posso che concordare! Altrettanto entusiasmo provoca la strada bianca tra due file di platani dopo l’interessante Ca’ Corniani; passando questa corte per un momento provo ad immaginarla come doveva essere animata dalle famiglie patriarcali che qui vivevano in un passato non lontanissimo.

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Lungo il canale Livenza Morta, prima dell’aviosuperficie di Caorle

Al km 80 siamo all’aviosuperficie di Caorle, c’è una leggera brezza che aiuta un po’ e dopo una manciata di km asfaltati su strade locali e qualche sterrato arrivo a Torre di Fine e nuovamente sulla sinistra Piave. 3/4 del giro sono andati, mi sento benissimo, le gambe vanno e anche l’occhio ha avuto le sue belle soddisfazioni! L’argine è inizialmente asfaltato, a traffico limitato, ma da Eraclea a San Donà, ora in destra fiume, si fa sentiero ad alcuni metri dal fiume. La traccia molto evidente scorre con andamento ondulato e zigzagante un po’ nella boscaglia e in parte a lato di coltivazioni: davvero piacevole e divertente! Sono circa le 13 e dopo un’ultima micrososta presso una vigna mi godo gli ultimi chilometri pedalando a ritmo allegro.

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Quasi arrivati, lungo La Piave !

Alle 13.30 faccio ritorno con qualche momentaneo compagno d’avventura al punto di partenza. Decine e decine di partecipanti sono già seduti ai tavolini di un camion-bar a godersi il sole, una birra fresca e il post pedalata. Mi unirò a loro per paninazzo e birra dopo aver salutato, ringraziato e fatto i meritati complimenti agli ideatori/organizzatori MDV & TF.

E’ stata una spettacolare giornata di bici e l’occasione per scoprire nuovi luoghi di notevole bellezza! …arrivederci alla prossima edizione !!

Cristiano

Altopiano dei Sette Comuni da Marostica

Dopo aver recentemente inaugurato il nuovo anno ciclistico con un classico giro forcella Mostaccin più Montello, per l’ultimo sabato di gennaio ci spostiamo nel vicentino… Qualche mese fa scrutando Google maps, meno fascinosa delle tradizionali carte geografiche ma utile a scovare nuovi percorsi, avevo individuato un tour interessante e per noi inedito nelle immediate vicinanze di una zona in cui pedaliamo abbastanza di frequente. La parte clou dell’itinerario è la salita che partendo dalle mura di Marostica porta all’Altopiano dei Setta Comuni passando per Lusiana.

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TRACCIA GPS

Alle canoniche 8.00, io e mio fratello Francesco, lasciamo Mestre con circa 0 °C ma l’abbigliamento adeguato non ci fa soffrire per nulla. Percorrendo il più possibile strade secondarie tra campi coperti di brina attraversiamo l’entroterra veneziano.

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Via Stretta, Briana di Noale

Dopo 30 km di zig zag verso nord ovest, in buona parte gradevoli anche se anonimi, siamo a Camposanpiero. Qui  prendiamo l’argine asfaltato del Muson dei sassi direzione nord; Prealpi e Grappa sono un po’ velati ma il panorama si fa comunque più interessante. Una decina di km e siamo alle porte di Castelfranco Veneto. Dopo un’altra oretta di riscaldamento nella campagna veneta, e qualche stradone trafficato, siamo sul Ponte degli alpini di Bassano per poi finalmente raggiungere la Piazza degli scacchi di Marostica, dove è d’obbligo una brevissima sosta foto.

Iniziamo quindi la salita di giornata costeggiando le antiche mura, ed è prorio il primo chilometro con qualche stretto tornante ad avere la maggior pendenza. I successivi 20 km non sono troppo impegnativi: il giusto per fare un po’ di gamba e guardarsi intorno. C’è pure un bel sole e qualche spolverata di neve residua qua e là.

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Passata località Santa Caterina

Pedalando, osservando e pure chiacchierando un po’ procediamo rilassati lungo la strada che scorre sinuosa tra colli e pascoli . Arriviamo a Lusiana ad ora di pranzo, è sabato ma di turisti nemmeno l’ombra e movimento zero. Appena passato il paese facciamo sosta  in una osteria per gnocchi al radicchio e birrona; ci siamo solo noi e un gruppetto di mtbikers locali: per oggi i pedalatori danno un po’ sollievo all’economia locale.

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Val Lastaro

Di nuovo in sella procediamo ora verso l’ondulata e bella Val Lastaro, una sorta di meta giornaliera. Riprendere con altra salita, anche se piuttosto dolce, dopo essersi rilassati al tavolo non è il massimo ed infatti inizialmente accuso un po’ il colpo. In un’oretta dalla ripartenza si conclude l’ascesa e inizia la lunga, piacevole e panoramica discesa che passando per Conco e deviando nel finale per Valrovina ci porta nuovamente a Bassano del Grappa per rientrare in treno.

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Andare in bici “fuori stagione” dà sempre una certa qual soddisfazzione, se poi si scoprono luoghi e strade nuove è il massimo! L’esplorazione dello “sconosciuto dietro l’angolo” continua…

Cristiano

Pian del Cansiglio da Caneva

21 dicembre 2016, fisicamente solstizio d’inverno e ultima mia uscita annuale… Per chiudere in bellezza e rendere omaggio al nuovo inverno ce ne andiamo, io e Francesco, sul Cansiglio: un luogo davvero magico! Partiamo direttamente da Mestre evitando levatacce e dopo Treviso prendiamo la consueta strada secondaria per Catena fino a Spresiano, qui campagna piatta ma con la c maiuscola!

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CARTOGRAFIA E TRACCIA

Col sole e temperatura gradevole arriviamo per una seconda colazione a Conegliano, poi puntiamo a Colle Umberto. Non ci facciamo mancare delle belle e brevi salitelle tra le vigne e nemmeno uno sterratino. Qualche minuto dopo sosta forzata per cambio di camera d’aria ma in loco panoramico presso la chiesa di San Martino (comodissima la bomboletta di CO2 e sufficiente anche per gomme da 28 mm). Invece il mio Durano Plus al posteriore, usurato e squadrato per i circa 8000 km sul groppone regge anche questa volta (mai forato).

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Campagna trevigiana e Prelapi viste da Spresiano
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Via Moranda Alta – Via Pieve, km 53
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Sosta tecnica alla chiesa di San Martino

Altri zigzag e sali e scendi e siamo a Caneva. Ne riconosco il centro e la gelateria punto di controllo nella mia unica e bagnatissima 400 km, nel 2015. Qui iniziamo a salire verso il Cansiglio per la SP 61.

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Verso Caneva

Per il Cansiglio sono 16 km di discreto impegno, almeno per me, a parte un tratto di falso piano prima della congiunzione con la strada che proviene da Vittorio Veneto. Appena iniziata la salita esposta al sole dobbiamo spogliarci il piu’ possibile dell’abbigliamento invernale: fa proprio un gran caldo, oltre i 10 gradi! La vista a valle fino al lontano luccichio della laguna veneta, l’ambiente solitario con traffico scarsissimo e, poi, la bellezza della faggeta ne fanno un itinerario di grande fascino.

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Lasciata Caneva, verso il Cansiglio

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Nella faggeta

Saliamo regolari, e non potrebbe essere altrimenti, godendoci l’intorno e il silenzio. Passiamo un paio di osterie chiuse e incrociamo la strada dei Carbonai che proviene da Villa di Villa, altra opzione secondaria per salire al Cansiglio ma un po’ scassata per farla in discesa. Dopo un tratto di falso piano e un’ultima lieve fatica raggiungiamo il passo de La Crosetta: ormai ci siamo! Alcuni minuti di discesa e piombiamo nel magico ed enorme catino carsico del Cansiglio!

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Pian del Cansiglio

Soddisfatti osserviamo la bellezza che ci circonda e poi, sono quasi le 15, optiamo per una buona merenda. Riprendiamo con temperatura sui 5 gradi e una dozzina di km di discesa per Vittorio Veneto, urge coprirsi bene. Dopo, seguendo strade di collina alternative alla trafficata statale raggiungiamo Conegliano e prendiamo il treno per casa.

Ultimo mio giro dell’anno, non di mio fratello Francesco che nel frattempo ha pedalato il Rapha Festive 500, bello, in parte su strade e posti nuovi e con tappa sul Cansiglio, un luogo visitato piu’ volte in bdc e in mtb e tante a piedi ma che emoziona sempre come la prima volta!

Cristiano

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Alle porte di Conegliano

 

Il ritorno del Solstizio d’inverno

Il conto alla rovescia si è concluso… il sabato 17 è arrivato! Si parte per la Randonnée del Solstizio d’inverno 2016! Mia terza partecipazione: ormai un appuntamento fisso imperdibile. Alle 19 parcheggio ad Arco e quando esco dall’auto, già vestito per la nottata, tre strati, uno in meno dell’anno scorso, sorprendentemente nessun “shock termico” nonostante la temperatura sicuramente più bassa che in passato, vicino allo zero; sarà l’assenza di vento, l’aria secca o non so che. Sistemo la bici con tutto il possibile necessario nella borsa sottosella da 6 litri e il cellulare al manubrio con la traccia e vado in centro. Al bar Conti consegno la delega e ritiro la Carta gialla da Fabio, l’instancabile promotore organizzatore. La piazza del paese è illuminata a festa e piena di colorati ciclisti, mi guardo intorno e subito noto gli amici del Pedale Veneziano: uno di loro, in sintonia col clima natalizio e le temperature notturne, porta sul caschetto due corna di renna… Si farà gruppetto, fin che posso s’intende visto che la “gamba” del sottoscritto è quel che è.mapp Un, due, tre… ci ricompattiamo e, subito dopo le raccomandazioni alla prudenza specialmente in alcuni tratti e il timbro di Fabio partiamo verso nord! Positiva al 100% la variante di quest’anno: per strada secondaria si raggiunge il lago di Cavedine e il paese di Sarche, successivamente il lago di Santa Massenza va costeggiato in senso antiorario con ritorno ad Arco per la strada dell’andata. Iniziamo allegri ma non troppo, un brevissimo tratto è dissestato. La stradina che in un tratto ha il curioso nome di Via dei Legionari cecocoslovacchi, ci accompagna fino al bel ponte romano di Ceniga, in pietra e ciotolato, anch’esso da percorrere con cautela. Saremo almeno una decina, ad elastico raggiungiamo qualcuno e altri si uniscono. Saliamo le Marocche di Dro, in un paesaggio di massi di frana e di origine glaciale, che nel buio riusciamo comunque ad intravvedere. Attraversato di giorno durante la rando delle Dolomiti di Brenta è davvero impressionante. Iniziamo a costeggiare il lago di Cavedine, incrociamo chi già torna ad Arco, e poi quello di Santa Massenza dove c’è il primo controllo e anche qualcosa di caldo da bere offerto da gentili volontari in un bar dei mercatini natalizi.

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In piazza ad Arco

Velocemente ripartiamo concludendo il periplo del lago e rifacendo la strada dell’andata. La visibilità è ottima e c’è un po’ di luna. Memore della velocità raggiunta in discesa la scorsa estate tra il lago di Cavedine e Dro me ne sto ben attento a rimanere molto abbondantemente sotto: rimango un po’ indietro, ma non importa. Recupero in piano e siamo ad Arco per il secondo controllo e spuntino di dolcetti e cioccolata calda al bar Conti. Siamo soddisfatti: quasi 50 km e molto belli! Di buon passo ci buttiamo verso il lago di Garda, velocemente percorriamo la gardesana: passiamo Torbole tutta luccicante e deserta e Malcesine; ma nemmeno quest’anno riesco a fare una foto decente (!) alla rocca agghindata e illuminata di rosso! La notte è limpida, la strada quasi senza auto e si vedono le luci sull’altra sponda: è il fascino della notte sul Garda che torna. Il ritmo si fa un po’ troppo allegro e allora dolcemente mi sfilo dal gruppetto e continuo da solo al mio ritmo o assieme a chi trovo. Rimango un po’ sorpreso nell’incontrare un maturo ciclista che mi dice di voler rimanere in compagnia perchè aveva una sola camera d’aria e ha già bucato! Mah ?! Passo in rilassata solitudine Bardolino e Lazise, poi assieme a qualche altro disperso della notte arrivo al McDonald di Peschiera per il controllo. Qui il freddo, siamo qualche grado sotto zero, e l’umidità caratteristica del basso lago hanno imbiancato la strada. Mi fermo pochi minuti: ripartire da qui è sempre dura se ci si abitua al calduccio. Di nuovo coi veneziani che hanno fatto uno spuntino costeggio la riva sud del lago: Peschiera, Desenzano belle e deserte con qualche tratto in pavè. Verso Solarolo devo fermarmi per cambiare le pile al faro anteriore (Sigma Pava, ottimo). Qualcuno mi supera e mi chiede se va tutto bene. Si, tutto ok, anzi benissimo e proseguo tranquillo godendomi a pieno la pedalata. I tornanti in discesa per Salò, in ombra perenne, si presentano con un po’ di brina e scivolosi: meritano rispetto, in compesso offrono un gran bel panorama sul lago. Ai 160 km, Toscolano Maderno, ultimo (auto)controllo: segnare sulla Carta gialla il prezzo del gasolio di un distributore. Qui l’atmosfera è ogni anno un po’ bizzarra, mi chiedo ironicamente: che ci facciamo qui in un desolato selfservice alle 4 di domenica mattina in dicembre e in bicicletta, persone che immagino mediamente normali? Beh… siamo allegri, ci stiamo divertendo e ciò è già più che sufficiente! Trovo una penna, annoto il prezzo e riparto in compagnia ma poi riprendo il mio passo e solitario o con qualche sporadico compagno passo le gallerie della gardesana occidentale. Il vento è forte specialmente tra le ultime. I chilometri scorrono…

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Limone del Garda

A Limone mi fermo nuovamente, per una foto e mangiare qualcosa; il paese che brilla di luci sembra sospeso sull’acqua. Poi arrivo a Riva, incontro altri baldi pedalatori, di cui uno con mtb con gommone da jeep, e con loro arrivo ad Arco. Sono le 6 e al bar Conti l’atmosfera è rilassata e i volti soddisfatti! C’è Fabio che ci mette il timbro finale e ci dà la bella toppa ricordo! Dopo i saluti e i dovuti ringraziamenti, un tea e un dolcetto, vado al parcheggio a fare un pisolino in auto, e poi a casa. img_20161218_090844Anche per quest’anno la Randonnée del Sostizio d’inverno si è conclusa, pedalata con piacere dall’inizio alla fine! Un evento gestito con certosina artigianalità, con un bell’itinerario, ulteriormente impreziosito, e un ottimo clima umano. Passato il solstizio astronomico le ore di luce incominceranno lentamente ad aumentare, faremo tutti i nostri bei giri invernali, primaverili etc etc e poi ci ritroveremo nel 2017: alla prossima!!

Cristiano

 

CARTOGRAFIA E TRACCIA

 

Verso il Cadore

Domenica 20 novembre, dopo attenta osservazione delle previsioni meteo pare che il sole sarà visibile tra pedemontana e area alpina: allora lì andremo! Oggi un giro in relax, beh… come sempre in realtà, in zone a noi note ma con un non usuale allungo fino alle porte del Cadore. In sella alle 7 e via verso Conegliano, scansando in alcuni tratti il Terraglio. Foschia dovuta all’umidità del periodo ma nulla di oppressivo, traffico scarso, …ciclisti zero!

Cartografia e traccia

Verso Susegana i primi timidi raggi di sole, ma il suo castello è ancora sospeso tra le nuvole, bel colpo d’occhio, e Conegliano è presto raggiunta per una colazione al volo. Proseguiamo quindi verso nord deviando però per Corbanese, lasciamo alla nostra sinistra il famoso strappo di Ca’ del Poggio, e i laghi di Revine così da evitare un tratto di SS 51 e attraversare luoghi più interessanti. Sbuchiamo nella statale dopo Vittorio Veneto. Iniziamo i 10 chilometri di salita per sella Fadalto attraversando la valle Lapisina, alla nostra sinistra ci sono alcuni bacini artificiali e il lago Morto. La strada sale dolcemente in costa affiancando per un tratto l’imponette viadotto autostradale. Giunti alla sella vediamo le montagne ben soleggiate: bisogna proseguire!

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Lago di Santa Croce

Passiamo il lago di Santa Croce e poco dopo Ponte nelle Alpi passiamo in sinistra Piave. Da Soverzene bella strada solitaria dal fascino nordico fino a Castelavazzo e qui personale inaugurazione di un tratto di ciclabile a ridosso dell’alveo del Piave: breve, appena 2 km, ma spettacolare!

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In sinistra Piave
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Ciclabile lungo il Piave dopo Castelavazzo

Imbocchiamo quindi la vecchia statale Alemagna oggi con scarsissimo traffico locale, dopo la costruzione della nuova strada, e quindi ottima per le bici. Siamo tornati in destra Piave e costeggiando il fiume in un continuo zigzag incontriamo i primi paesi cadorini ed alcune loro frazioni: Termine, Davestra, Ospitale, Rivalgo, Rucorvo. Oggi poco abitati e tagliati fuori dalla grande viabilità turistica esibiscono, non tutti per fortuna, bar e albergi chiusi da decenni, edifici in stato d’abbandono: appaiono in uno stato di triste quiete. Spesso vediamo i binari incastonati nella roccia della linea ferrovia per Calalzo: se ben gestita sarebbe utilissima allo sviluppo del cicloturismo. Pedalando tra acqua, alberi e rocce in un continuo sali e scendi arriviamo a Perarolo di Cadore dove iniziamo i quasi quattro chilometri della vecchia Cavallera. Strada costruita dagli austriaci ad inizio ‘800, stretta, moderatamente ripida e di grande fascino in bici.

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Strada Cavallera

Giunti alla statale 51 imbocchiamo subito la ciclabile che dopo qualche chilometro e uno strappetto ci porta a Sottocastello: Calalzo è ormai raggiunta! Meditiamo sul da varsi: un’opzione molto interessante sarebbe procedere verso Auronzo e il lago di Misurina ritornando poi a Mestre da Calalzo col treno della sera, ma si farebbe notte e non è ciò che oggi voglio.

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Cadore
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Road Bar, Calalzo

Visto che l’orario è quello giusto ci fermiamo per un pranzetto! Sfamati e dissetati facciamo ritorno a Ponte nelle Alpi per lo stesso percorso dell’andata e da qui treno pomeridiano per Mestre. A fine giornata quasi 180 km.

Altro bel giro e in buona parte col sole!

Cristiano