TLT Union – Trieste Lubiana Trieste

IMG-20180409-WA0025A fine marzo per condizioni meteo avverse salta a data da stabilirsi  la MAM300 – Mestre Agordo Mestre. Ci rifacciamo con questa TLT Union: una sgaloppata tra Italia e Slovenia col nobile scopo di berci una bella birrona in riva al fiume che attraversa Lubiana. 2Alle 5.50 di domenica 8 aprile partiamo da Mestre con formula treno+bici. Siamo io (Cristiano), Francesco e Massimo. Un po’ per godere della vista al primo mattino sul golfo di Trieste e un po’ per masochismo ciclistico, decidiamo di allungare di alcune decine di km il percorso pianificato partendo in bici da Monfalcone.

TLT

IMG-20180416-WA0007Alle 7.30 siamo in sella. La primavera è arrivata: il pantalone corto ci sta bene, appena più pesante la maglia a maniche lunghe. A Sistiana sosta colazione e poi pedaliamo lungo l’Adriatico osservando il mare. Tutto fila liscio e il traffico è molto scarso, in discesa su Trieste arriviamo che son circa le 9. Due foto d’obbligo in piazza Unità d’Italia e al Molo Audace, con autoironia eletto a luogo ideale di partenza.

Iniziamo a risalire la città, passiamo l’imponente edificio dell’università e …crick crunck… il mio pedale destro si blocca : cuscinetti grippati e distrutti: impossibile una riparazione. Subito il timore è che procederanno in due, ma fortunatamente scopriamo di essere a due minuti da uno Sportler che ha appena aperto… discesa ripidissima fino al negozio, cambio pedali e si va!! Rifacciamo in senso contrario una viuzza con pendenza paurosa taglia gambe e fiato e ci ricolleghiamo alla strada principale. Salendo costantemente ci portiamo ai circa 400 metri di Basovizza, tristemente nota per la foiba. Due km ed entriamo in Slovenia! I prossimi 70 km sono un interminabile sali e scendi e zig zag tra boschi, radure e pochi paesotti.6 A Postumia, famosa per le grotte, prima delle tre soste cibo di giornata fatte on the road da fornai dai prodotti di ottima qualità e prezzo. All-focus Il sole è quasi estivo, si sta benissimo! Ripartiamo, ancora 10 km di sali e scendi sulla strada principale ma a Platina voltiamo a destra iniziando un lungo tratto di strade secondarie immerse nella bella e ondulata campagna slovena. Non ci sono in giro orribili cartelloni pubblicitari, centri commerciali o altre schifezze estetiche purtroppo tanto diffuse dalle nostre parti. Subito costeggiamo una verdissima piana carsica in cui le aque si accumulano durante le piogge creando dei laghi temporanei.  A 80 km da Trieste iniziamo l’anello sulla piana di Lubiana, svolta per Verd e attraversamento su pavè di Bista.  8

All-focus

Ancota tanto verde, passiamo un bizzarro campanile dalla scala a chiocciola esterna e poi un lungo rettilineo ci porta nel cuore della bella capitale slovena: Lubiana è finalmente raggiunta! Ben contenti facciamo due passi in centro e ci accomodiamo ad uno dei tanti tavoli sul lungofiume per l’alcolico biondo trofeo di giornata.

10

11

Nel primo pomeriggio, soddisfatti lasciamo Lubiana e iniziamo a completare in senso antiorario l’anello in piano che ci riporta alla strada principale già fatta all’andata.  Ora ripetiamo in senso inverso l’interminabile mangia e bevi di salite e discese che, sebbene sempre pedalabili alla fin fine si fan sentire. I tempi un po’ si allungano ma la memoria si accorcia: ci diciamo più volte che la salita in corso è l’ultima ma più volte ci sbagliamo!

12

Cala il sole, facciamo l’ultima salitella un paio di chilometri prima di rientrare in Italia e ormai avvolti dal buio planiamo veloci su Trieste. Alle 21 siamo in stazione e prima del treno per Mestre abbiamo anche il tempo per un meritato spuntino finale.  Bel giro! Slovenia altamente consigliata!

Cristiano

IMG-20180409-WA0001

TRACCIA GPS

Annunci

Solstizio d’inverno … e quattro!

16.12.2017

Anche per il 2017 l’ora X è arrivata! Dopo qualche tentennamento meteopatico di stagione, iscritti e si va! Per la quarta volta di fila sarà Randonnée del Sostizio d’inverno, 200 km con consueta partenza serale da Arco. Quest’anno ci presentiamo in quattro: il sottoscritto, And-B, And-P e Mass-F. Arriviamo prestino e ne approfittiamo per farci una bella pizza in compagnia, bel prologo di riscaldamento, ci vuole! Fuori è ovviamente freddino, cosa normale per il periodo ma niente di tragico. Subito dopo l’adeguata vestizione multistrato, un’ultima occhiata ai mezzi e ritiriamo la carta gialla dall’innossidabile Fabio il deus et machina dell’evento.

Nella piazza l’atmosfera è di festa, circa duecento pedalatori scalpitano e poco a poco a piccoli gruppi se ne vanno nella notte. Il percorso è sostanzialmente lo stesso del 2016, unica variante prima di Salò per eliminare i tornanti panoramici ma insidiosi perchè sempre in ombra. Foto di gruppo e si parte, uiii… subito allegri: i tre compari pardi smanettano e mi scaldo rapidamente e anche troppo dato che quest’anno ho optato per quattro strati, uno in più dell’anno scorso. Puntiamo a nord, seguiamo la strada secondaria fino e al ponte romano di Ceniga passiamo il Sarca. Alla prima salita mi sfilo, passano i laghi di Cavedine e di Toblino, poi il quartetto si ricompone al controllo ai mercatini di Santa Massenza dopo aver costeggiato il lago. Primo timbro, un tea caldo e via! Si riparte velocemente per non raffreddarsi, incrociamo altri gruppetti, noi quatrro ci lasciamo e ritroviamo ma arriviamo assieme ad Arco per il secondo timbro e un dolcetto offerto. Le prime ore son le uniche in cui si incrociano un po’ di auto, da alcune ci incitano un po’ sorpresi ma da poche altre ci mandano al diavolo… Ora giù a Torbole e il lago di Garda! randAnche quest’anno siamo fortunati: cielo limpido e vista sulle luci della costa opposta, è la magia del Garda che si rinnova! Per un po di km procediamo assieme, poi per andare al mio ritmo e non forzare inutilmente mi sfilo e mi aggrego a chi capita o vado solitario, tanto conta arrivare alla fine divertendosi e il tempo impiegato non ha molta importanza. Faccio qualche chilometro con un simpatico gruppetto con bici gravel che poi lascio per seguire alcuni in bdc leggermente piu’ veloci che poi lascerò andare. Intanto la costa scorre e passano i paesi deserti con tutte le loro decorazioni per il Natale. E’ circa mezzanotte, la temperatura e’ relativamente buona visto orario e periodo dell’anno, in sella si sta bene, nessun problema dovuto al freddo specialmente sul lungolago. Arrivo al McDonal di Peschiera per il controllo e una brevissima sosta, ripartire da qui è sempre poco gradevole per la forte umidita’ e se ci si trattiene troppo al calduccio poi si soffre di piu’. A differenza dell’anno scorso non vedo brina, nel 2016 strade e campi imbiancati e percezione del freddo amplificata dall’umidità. All’interno tra la fauna di ciclistti ritrovo i tre compari che giunti un bel po prima di me scalpitano per ripartire e che quindi invito ad andare tranquilamente che poi ci si rivedrà ad Arco. Dopo una coca e due barrette di cereali vado. Mi aggrego quindi ad un gruppetto che poi perdo, ma con qualcuno costeggio il sud del lago. Il passaggio per Peschiera e Desenzano imbalsamate nel pieno della notte ha sempre il suo fascino, ma nella parte sud del lago quando ci si allontana dalla costa vi sono anche tratti meno gradevoli: quasi 20 km di strade buie, immerse nel nulla o talvolta in qualche anonima urbanizzazione. Ad un certo punto temo di aver saltato l’infocontrollo del km 146 da inserire nella carta gialla di viaggio, la distanza di un distributore da un certo incrocio, ma poi noto il cartello grazie alla presenza di alcuni altri dispersi in loco. Già a Desenzano mi ero accorto che la camera d’aria posteriore aveva perso un po’ di pressione, ora ad ogni piccola asperità dell’asfato sento il cerchio ma avevo tirato avanti; per fortuna il forellino deve essere proprio piccolo se riesco a fare qualche decina di km. Ma arrivato a Salò, davanti ad una vetrina ben illuminata sparo nella gomma un po di CO2, cambio le pile al faro e via! Ritrovo pure qualche altra anima in sella e in compagnia faccio buona parte del percorso mancante. Man mano che si sale a nord il vento aumenta e le gallerie sono un sollievo oltre ad essere spesso illuminate a giorno. Traffico di auto inesistente. IMG_20180129_210408.jpgVa tutto bene e col senno d poi devo dire che pur essendo ogni anno il percorso quasi uguale le diverse vicende e compagnie danno sempre sfumature diverse a questi 200 km. Ultimo controllo con volontari congelati ma sempre gentili, due biscotti e Riva del Garda è presto raggiunta. Ultimi chilometri e faccio ingresso ad Arco! Anche per il 2017 la toppa commemorativa è conquistata! Riprendo i miei fuggitivi e assieme facciamo ritorno…  Alla prossima!

Cristiano

Rando Cadore burger

13.01.2018

Dopo una serie di appuntamenti mancati per motivi meccanici, meteorologici, familiari etc ritrovarsi con un bel gruppetto di amici pedalatori non può che essere l’occasione per un giro bello e lungo. Il magnifico Cadore in versione invernale è la destinazione per questa randonnée “open”, DIY, informale o come dir si voglia.

A Mogliano Veneto alle 6 siamo in sei, un saluto e si parte! La strada fino al punto di ristoro a Conegliano è sempre quella, Terraglio o Pontebbana, ma in questa occasione il passaggio sul Piave ci fa dono delle prime bellissime luci dell’aurora. Bene! Spenti i faretti, ci accorgiamo che la giornata sarà avara di sole, poco importa, e saliamo placidi a Tarzo per prepararci alla salita di Sella Fadalto.

La salita è presto fatta e, come sempre, da qui le Dolomiti si fanno vedere in tutto il loro splendore. Foto di gruppo e avanti per non raffreddarsi troppo, oggi non è particolarmente freddo ma non è neppure particolarmente caldo…

Passiamo Ponte nelle Alpi e attraversiamo ancora il Piave per seguirlo in  sinistra idrografica fino a Longarone. Fin qui abbiamo percorso, più o meno, la ss Alemagna ma entrando nel territorio geografico del Cadore prendiamo la Vecchia Alemagna, la nostra Route 66. La strada sale dolcemente, molto dolcemente, e a ricordarcelo è la neve che a bordo strada si fa sempre di più. Non è la salita ma il paesaggio a lasciarci senza fiato!

Passiamo per Pieve di Cadore e da qui piombiamo a Calalzo dove il Road Bar ci aspetta per il giro di boa. Qui bruciamo il nostro meritato pranzo/ristoro!

Rifoccillati a sufficienza prendiamo la via del ritorno, la stessa dell’andata, questa volta però con un sole splendido che ci accompagnerà fino al tramonto sulle colline del Prosecco.

Poi testa bassa e menare, in un mare di auto di “danesi” in vacanza in Italia…

Sani.

 

Testo Francesco – Foto MassimoF e vari

Rando (informale) del Vajont

11.11.2017
La vicenda della diga del Vajont è nota a tutti, ai più giovani forse un po’ meno, ma opere teatrali, film, libri, fumetti, eventi sportivi e altro ancora fanno sì che non venga dimenticata. Noi, che siamo ciclisti, la tragedia del Vajont l’abbiamo ricordata così.
Mestre, viale San Marco. Qui si trova la casa dell’allora direttore della S.A.D.E. – Società Adriatica di Elettricità, responsabile della progettazione e realizzazione della diga e da qui idealmente parte il nostro giro.
1Alle 5:30 siamo sulla strada, una manciata di liberi pedalatori a sfidare il buio e la nebbia, che lasceranno presto posto ad una soleggiata giornata autunnale.
A Mogliano Veneto come da consuetudine ci si ritrova e dopo una stretta di mano e due parole si riparte. La strada è semplice: è quella di tante altre pedalate ma come si dice “la gara la fanno i ciclisti” e oggi questa striscia d’asfalto ha un significato diverso, sarà una sorta di pellegrinaggio, un atto di devozione. Dopo Conegliano affrontiamo le prime salite attraversando i colli del Prosecco, poi è la volta della più lunga ascesa a Sella Fadalto, ma anche questa viene superata di slancio.

Dal passo e dal lago di santa Croce ammiriamo la maestosa bellezza della montagna, delle Dolomiti con le vette più alte già innevate.

IMG_20171111_100514
Proseguiamo regolari sul lato assolato della valle del Piave fino a Longarone. Qui ci fermiamo e guardiamo la diga. Due parole sottovoce e altri pensieri in silenzio.
FB_IMG_1510588202699
Si riparte.
Attraversiamo il Piave e cominciamo la salita verso Erto. Ci sfilacciamo come è giusto che sia, ognuno al proprio passo, chi va piano e chi ancora più piano e chi fa l’elastico, poi al semaforo prima della galleria ci aspettiamo e alla fine del countdown ripartiamo insieme per fermarci di là del tunnel. Siamo arrivati, la diga, Erto e Casso, il monte Toc e la frana, i bambini e le bandierine… Chi non si è emozionato non un ciclista è. Silenzio.
Le splendide Dolomiti Friulane tolgono il respiro ammirate dalla strada che gira tutto attorno a ciò che resta del lago del Vajont e la stradina stessa è uno scrigno di paesaggi su canyon nascosti e torrenti che tagliano le rocce.
Passiamo la frazione San Martino, oggi 11 novembre, e approdiamo ad Erto per rifocillarci un po. Alla trattoria Stella abbiamo il simpatico incontro con Mauro Corona e dopo due chiacchere, qualche birra, del frico, patate e funghi torniamo in sella per il ritorno. 10
E’ novembre e il buio si fa presto vedere ma la nostra marcia è inarrestabile e i chilometri scorrono via veloci. A Mogliano arriviamo poco dopo le 18 e qui ci salutiamo dandoci appuntamento alla prossima pedalata.
11
Testo: Francesco. Foto by Massimo F (soprattutto) e altri

Sile e basso Piave

TRACCIA GPS

Dopo svariate pedalate estive in bdc, giunge finalmente l’occasione di una bella uscita autunnale in coppia… Lasciati i bimbi coi nonni, propongo alla mia Anna di fare un giro lungo gli argini di Sile e basso Piave. Zone a me ben note ma che ripercorro sempre con piacere soprattutto se c’è da farle visitare ad altri.  Carichiamo le due Sile Piavemtb sull’auto per andare a Caposile. Qui ampio e frequentato parcheggio (e fontana) con sbarre che impediscono di entrare ai mezzi più alti di due metri e quindi anche alle auto con bici sul tetto.  Scriverò al sindaco di Musile di Piave: è una vera sciocchezza !! Con i nostri soliti ritmi rilassati siamo in sella che son già le 11! Io sulla mia solita Scapin 2001 perennemente impolverata, lei su bella e nuova Trek X Caliber 9 azzurra. Dal parcheggio di Caposile si va verso il vecchi ponte a bilancere ma immediatamente prima svolta a sinistra e imbocchiamo subito la ciclabile in terra battuta e ghiaia che scorre a ovest della Piave Vecchia verso nord. Questo tratto di fiume è un antico tratto di quel Piave che oggi scorre più ad est per effetto di una piena avvenuta diversi secoli fa. Siamo sempre a ridosso delle acque a volte costeggiando campi e altri momenti in un tunnel di boschetto. Ad un certo punto due ciclisti avanzano verso di a noi, ci incrociamo e dopo qualche metro ci accorgiamo di conoscerci: sono Andrea e Massimo, amici di pedale ed instancabili compagni di lunghe uscite ormai da diversi mesi, impegnati nel loro ennesimo giro ultra.

IMG-20171008-WA0000
Lungo la Piave Vecchia

Ci salutiamo, dopo pochi chilometri raggiungiamo la chiusa di Intestadura, dopo la trattoria Al Tajo recentemente nostra meta ma che oggi saltiamo,  Questa è una conca di navigazione tra Piave Vecchia e Piave. Da qui alla foce del Piave sono poco meno di 20 km, tutti lungo l’argine. Inizialemte il sentiero è ancora in un stato naturale ma successivamente, a differenza del marzo scorso, ultima mia pedalata in zona in occasione de La Piave Gravel,  vi è stato un evidente intervento di sbancamento con ruspe per formare una pista ghiaiosa più o meno compatta di circa due metri di larghezza. Sono state anche letteralmente abbattute delle di vigne che ora appaiono tristemente divelte al suolo. Questo intervento, forse, incentiverà il cicloturismo ma ha anche alterato la selvaticità del posto! Amen… procediamo… Si va sempre a lato del fiume sacro alla patria tra lievi zig zag e sali e scendi quasi impercettibili. Comunque sia, la sensazione è di piacere per essere immersi nella natura per il bel paesaggio fluviale. Inoltre, nonostante la splendida domenica di sole l’argine è semi deserto: si sta proprio bene!

IMG_20171008_123014
Sull’argine del Piave

IMG_20171008_131432Poco prima di Cortellazzo, nelle vicinanze del ponte di barche, si sale sulla strada, in pochi minuti d’asfalto e siamo sulla foce del Piave. Dopo una pausa caffè nei pressi della spiaggia ripartiamo lungo il canale Cavetta. Arriviamo a Jesolo paese dove, dopo alcune barrette di cereali precedentemente consumate, ci concediamo una pausa da Lovat, gelateria bike friendly con pompa e qualche attrezzo a disposizione. Siamo a una decina di chilometri dal punto di partenza. Un po’ di asfalto a scarso traffico e iniziamo la ciclabile del Sile, il nostro ennesimo passaggio ma sempre piacevole!  Dopo l’antica torre Caigo, si pedala sugli argini ghiaiosi, seguendo i sinuosi meandri del più lungo fiume di risorgiva d’Europa; intorno solo aree verdi, campi e qualche azienda agricola.

IMG_20171008_154255
Argine lagunare San Marco

Dopo un ultimo drittone lato laguna veneta facciamo ritorno a Caposile. Anche oggi un bel giro classico in terra veneziana, relativamente breve ma sempre meritevole! Ora carichiamo le bici sul tetto dell’auto, dopo averla portata fuori del parcheggio, e facciamo ritorno dai nostri bimbi !

Cristiano & Anna

 

 

L’altra MMM… Mestre-Misurina-Mestre

mmmago

Per canali non ufficiali vengo a conoscenza dell’esistenza di una randonnée con partenza da Mestre, arrivo a Misurina e ritorno; poco meno di 400 km… l’occasione è ghiotta! Mando due – tre messaggi e all’appello finale siamo un bel gruppo di amici e amici di amici: io,  Max, MaxBrevet, Nik, And & Mik. Si partirà in ben sei …e mezzo, ovvero mio fratello Kris che in questa occasione ci può accompagnare solo per i primi 25 km.

1

Arriviamo a Mogliano Veneto alle 17 in stile flecha ma da lì in avanti si va in gruppo, e che gruppo! Si parte allegri nonostante la calura di questo agosto. A Treviso, Kris attratto dalle sirene del Sile se ne torna a Mestre, via Cendon e Musestre. Noi proseguiamo su stradine minori verso il Piave che attraversiamo a Ponte della Priula e da qui iniziamo alcuni dolci saliscendi per attraversare le colline del Prosecco. Il caldo è ancora forte e numerose sono le soste alle varie fontanelle lungo la strada per riempire borracce vuote o per cambiarne l’acqua, ormai a temperatura per fare il thè! La leggenda dice che per un giorno all’anno la fontana di Rolle spilli vino e noi ci proviamo, ma quel giorno non è oggi. Ai piedi del passo San Boldo l’organizzazione informa che i partecipanti alla randonnée sono 7, ma uno  ha abbandonato a Treviso. Bei numeri! Avanti! Pedaliamo la salita ognuno con la propria andatura per poi ritrovarci in cima. Fa meno caldo, il sole sta tramontando e allo scollinamento, o poco più in là, ci aspetta il primo ristoro non organizzato, insomma il morale è alto!

2Dal passo perdiamo un po’ di quota per poi risalire a Valmorel, bellissima come sempre, con i magnifici e fiabeschi panorami sulle Dolomiti Bellunesi.  Fiabesco è pure il mistero dei cuochi scomparsi dalle trattorie della zona: noi, poveri illusi, contavamo potessero saziare la nostra fame ma quello che è appena andato, quello che non è mai arrivato e quello che non c’è! Boh?!

34

Passato un attimo di giustificato smarrimento puntiamo senza esitare verso Belluno, la capitale, lì nonostante l’ora tarda troveremo qualcosa di aperto. Per non rischiare ci fermiamo al primo posto aperto e mandiamo in avanscoperta Max, l’uomo di “una pasta ce la fa?” …a quest’ora solo pizza! Vada la pizza. Mik, il più atleta del gruppo, sceglie una doppia macedonia e due caffe doppi in tazza grande (i primi di una serie infinita), la pizza non la mangia, ritiene sia veleno. Parole come pietre per Max che pedalerà i successivi 100 km “assieme” alla sua bella Margherita.

Si riparte, inizia la notturna! La strada che seguiamo è la vecchia Alemagna, percorso di tanti altri giri ma oggi in gruppo, di notte e in corsa ufficiale è un’altra cosa ancora. Due chiacchere, qualche sbadiglio e si va che è un piacere. Non troviamo niente di aperto per ore, neppure un distributore automatico di caffé, ci sono solo quelli di sigarette, preservativi e schei ! A Domegge di Cadore veniamo accolti e applauditi dalle ultime avventrici del bar del paese, certamentemente ancora aperto alle 2 e 30 di notte perché informato del nostro passaggio. Quattro parole, due risate, tanti ginseng e cocacole, un gelato per MaxBrevet e un selfie finale a memoria dell’incontro…  Si torna in sella: Misurina non è lontana !

Passata Auronzo la strada sale in falsopiano fino alla Riserva di Somadida, poi è salita, salita vera verso il passo Tre Croci e Misurina. L’occhio non vede ma la gamba sente la durezza di alcuni punti in cui la pendenza raggiunge anche il 12-13%. Saliamo a coppie per non lasciare nessuno solo, chi va forte e chi va piano. Ci ritroviamo al bivio Misurina: l’ultimo chilometro si fa insieme, in carrozza!

5

Arriviamo che l’oscurità avvolge ancora il lago, le Tre Cime e tutte le altre, ma le stelle in cielo sono tante, tantissime, mai viste così tante e luminose. Il tempo di coprirsi, mangiare qualcosa e ripartiamo, prima che sonno e freddo ci stendano. Lungo la discesa per Carbonin e Cimabanche l’aurora inizia a svelare i profili delle rocce dolomitiche. Discesa da brividi per il cervo che, come da cartello stradale, ha cercato di farsi centrare da una delle prime auto in movimento, e da brividi anche per i piedi di And, nonostante i calzini di lana svedese doc! All’alba siamo a Cortina, e scopriamo che caffé e brioche alle 6 e mezza di mattina nella perla delle Dolomiti non è cosa semplice: la pasticceria chiccosa del centro non ristora all’alba ma, quando ormai le speranze erano poche, l’umile bar del distributore appena fuori del salotto buono ci accoglie a braccia aperte. Randagi siamo.

Qui facciamo il punto della situzione: Nik è cotto, vorrebbe salire in treno a Calalzo e sembra irremovibile. Gli altri tra un pisolino e una serie di caffé doppi son pronti a perseverare nell’avventura. La civiltà si risveglia e per fortuna il nostro senso di marcia è in senso opposto e per di più in discesa. Buone notizie anche da Nik, che siano le gambe, la testa o il cuore decide di prosguire: di essere uno dei finiscer!

6

Le montagne ormai sono alle nostre spalle, siamo lungo il lago di Santa Croce e da qui Sella Fadalto è una semplice formalità. I 5 °C di Misurina all’avvicinarsi della pianura salgono fino a 30. Alcune digressioni facoltative, leggi salite o salitelle, vengono accantonate senza tanti giri di parole: NO NO NO !!

Ci siamo, ormai è fatta: Spresiano, Treviso e infine Mogliano. Qui il gruppo si è unito il giorno prima e ora qui si scioglie: ognuno verso casa propria!

Francesco

Cansiglio mtb con variante

TRACCIA – Strada Taffarel, giro del del Cansiglio

TRACCIA – Da monte Pizzoc a malga Mezzomiglio

Sabato 22 luglio, vista la calura insopportabile della pianura approfitto per un giro in mtb sull’altipiano del Cansiglio. La ciliegina sulla torta di giornata e curiosa novità è l’aggiunta di una variante: la traversata da monte Pizzoc a malga Mezzomiglio. cansiglio Con temperatura umana parto dalla piana centrale sempre in sella alla mia vecia Scapin e raggiungo località Campon. Qui inizia la prima delle due brevi salite di giornata: alcuni km inizialmente asfaltati e poi di misto ghiaia e sassi ma sempre ben pedalabile. Salgo aglile col 22×28 o il 32. Dopo circa 3 km da Campon la strada forestale si biforca: a destra si va verso malga Mezzomiglio, prima di questa c’è anche un bel bivacco sempre aperto; io invece oggi continuo a sinistra sulla strada Taffarel. Da qui, circa 16 sinuosi km di dolci sali e scendi nella splendida faggeta che ogni volta che l’attraverso a piedi o pedalando sulla forestale è sempre un piacere per gli occhi e per lo spirito! Il percorso in un ambiente unico non è impegnativo e veramente divertente. Lungo l’ampia forestale dal buon fondo incrocio un unico gruppetto di ciclisti e pochi escursionisti a piedi. Dopo un’oretta arrivo ad incrociare la strada che sale al rifugio Vittorio Veneto e al monte Pizzoc, la seconda salitella di giornata. Nel tratto panoramico finale l’assenza d’ombra si fa sentire ma qualche nuvolone risolve. Passo il rifugio e la strada diventa una carrareccia, mi godo la vista delle Prelapi e di tutta la pedemontana. La sottostante valle del Meschio con l’autostrada A27 appare microscopica. Ora accendo il GPS poichè da qui in poi non conosco precisamente il percorso, anche se ho studiato un po’ la carta topografica escursionistica, sempre utile e interessante.

IMG_20170722_130828

In due minuti di discesa arrivo all’agriturismo Le Crode di cui ignoravo l’esistenza ma in cui, visto l’orario, mi fermo per un pranzetto al fresco. Al momento sono l’unico avventore e la coppia di gestori mi serve un buon piatto ruspante  e un po’ di rosso. Gli stessi mi informano che questa è una zona poco frequentata del Cansiglio e infatti da qui a malga Mezzomiglio non incontrerò nessuno. Inoltre mi indicano un sentiero più alto a ovest che tengo a mente per una futura uscita.

 

IMG_20170722_141813
Sul sentiero H3

Riparto seguendo la traccia GPS. Inizialmente vado per alcune centinaia di metri sulla carrareccia poi sul sentiero H3, sempre ben evidente al suolo e con i classici segnali biancorossi di tanto in tanto. Sono circa 7 km, tendenzialmente in discesa con qualche breve risalita, pedalabili nella parte iniziale e finale, molto meno, almeno per il sottoscritto, nel tratto centrale. Qui sono costretto ad un continuo sali e scendi dalla bici e portarla a mano visti i passaggi tra tronchi e pietre. Probabilmente chi è più abile sui percorsi tecnici camminerà meno. Conclusa la parte in faggeta si incontrano delle radure con erba alta, ma IMG_20170722_140645con traccia visibile e ancora pedalabile, contornate dal bosco di conifere. A poco più di un km da malga Mezzomiglio, con una svolta a sinistra abbandono l’ H3 e sbuco sui pascoli frequentati dagli animali delle vicine malghe. La vista sul verde circostante è a perdita d’occhio!

IMG_20170722_144654

Listener
Pascoli prima di malga Mezzomiglio

Attraverso un paio recinzioni per animali in filospinato, richiudendo bene i cancelletti, e risalita un’ultima collinetta arrivo alla malga. E’ primo pomeriggio e mi mancano pochi km in discesa nel fresco del bosco per tornare all’auto: soddisfatto per il bel giro mi piazzo in gran relax di fronte alle Dolomiti con una bella birrona in mano! Alla prossima!

Cristiano